Hai paura perché il pericolo è aumentato o perché ne senti parlare di più?
Gli omicidi in Italia sono scesi di oltre l'80% dal picco del 1991. La paura, invece, si muove poco. Perché?
Quello che si crede
«Oggi in Italia si è meno sicuri di un tempo: la violenza è fuori controllo.»
Quello che dicono le evidenze
Sugli omicidi i dati ufficiali mostrano un calo molto netto dal 1991 e un'Italia tra i Paesi UE con il tasso più basso. La percezione del rischio è molto meno sensibile ai numeri. Ma gli omicidi non sono tutta la criminalità.
Prima rispondi, poi scopri
Quanti omicidi volontari consumati registrarono le forze di polizia nel 1991, anno del picco, e quanti nel 2024 (dati ISTAT)?
La tua risposta resta sul tuo dispositivo: non la raccogliamo e non la inviamo a nessuno.
La convinzione
"Una volta si poteva uscire tranquilli. Oggi no." La frase torna in molti discorsi. Il punto non è se tu abbia ragione ad avere paura. Il punto è se la paura segua i numeri.
Prima una precisazione: parleremo di omicidi, perché in genere è il reato che meno sfugge alle statistiche (è un'interpretazione nostra, non un dato). Ma gli omicidi non sono tutta la criminalità. Più avanti guardiamo anche altri reati.
Da dove nasce
Gli psicologi Amos Tversky e Daniel Kahneman descrissero nel 1973 l'euristica della disponibilità: tendiamo a stimare quanto è frequente un evento in base a quanto facilmente ci vengono in mente esempi [7]. Un fatto drammatico, raccontato in un video e commentato per giorni, torna alla mente subito. Mille giornate senza fatti non fanno notizia, e quindi non tornano.
Il risultato è che la frequenza percepita dipende anche da quanto un tipo di evento viene raccontato. È un meccanismo cognitivo ben noto. Quanto pesi nel caso italiano dipenda dai media, e quanto da altre cose (esperienza diretta, quartiere, età), questo articolo non lo misura.
Cosa dicono i dati
Gli omicidi in Italia. Nel 2024 le forze di polizia hanno rilevato 327 omicidi volontari consumati, pari a 0,55 ogni 100mila abitanti. Nel 2023 erano 334 (0,57) [1]. Il dato ISTAT proviene dalla banca dati della Direzione centrale della polizia criminale del Ministero dell'Interno [1].
Il confronto nel tempo. Il picco è nel 1991: 1.916 omicidi, 3,38 ogni 100mila abitanti [2]. ISTAT lo lega, tra l'altro, al consolidarsi delle organizzazioni mafiose e alla violenza politica degli anni Settanta e Ottanta [3]. Dal 1991 al 2024 il numero assoluto è sceso di circa l'83%. Tra il 1992 e il 2024 le vittime maschili sono passate da 3,9 a 0,8 per 100mila uomini; quelle femminili da 0,6 a 0,4 per 100mila donne [3].
Un caveat sul confronto: i numeri del 1991 e del 2024 vengono da pubblicazioni ISTAT diverse, con la stessa fonte di base (Ministero dell'Interno). Il confronto è indicativo del calo, non una misura al decimale.
Il confronto con l'Europa. Nel 2023 la media UE era 0,91 omicidi per 100mila abitanti. L'Italia, con 0,57, risultava tra i Paesi con il tasso più basso, alla pari con la Slovenia e dopo Malta [1].
I dati più recenti. Il dossier del Viminale del 15 agosto 2026 riporta, per il primo semestre 2026, 138 omicidi volontari contro 163 dello stesso periodo del 2025 (dati provvisori) [5]. Con numeri così piccoli, un semestre non fa una tendenza. Nel lungo periodo è fondamentale non scegliere solo i dati più favorevoli. Per esempio, il tasso toccò il minimo nel 2020 (0,49 per 100mila), poi crebbe lievemente nel triennio 2021-2023 e solo nel 2024 tornò a scendere [4]. Rispetto al 2019, i 327 omicidi del 2024 sono il 6,2% in più [1].
Gli altri reati. Il quadro non è lo stesso per tutti i reati. Secondo il rapporto BES 2026, tra il 2014 e il 2025 i furti in abitazione sono scesi da 16,3 a 7,7 ogni 1.000 famiglie (dato 2025 provvisorio), i borseggi da 6,9 a 4,7 ogni 1.000 abitanti e le rapine da 1,6 a 1,0 [4]. Nel dossier Viminale, nel primo semestre 2026 rispetto al 2025: furti da 493.975 a 437.800, rapine da 14.275 a 12.515, violenze sessuali da 3.384 a 3.142 (dati provvisori) [5]. Nel lungo periodo, invece, ISTAT osserva che i reati contro il patrimonio sono diventati la maggioranza di quelli per cui si avvia l'azione penale: dal 28% del totale tra il 1880 e il 1900 a oltre il 60% un secolo dopo [3]. Per truffe e reati informatici non abbiamo verificato una serie ufficiale lunga e confrontabile.
La percezione. Nel 2025 il 27,0% delle famiglie ha dichiarato che la zona in cui vive è molto o abbastanza a rischio di criminalità (26,6% nel 2024). Nel 2014 era il 30,0%; il valore più alto della serie citata è il 41,1% del 2015 [4]. Nello stesso periodo 2014-2025 il tasso di omicidi rilevato da ISTAT è sceso da 0,79 (2014) a 0,56 (2024, dati consolidati) [4]. Il 55,9% delle persone di 14 anni e più si sente sicuro camminando da solo al buio nella propria zona (2025): era il 56,2% nel 2014 [4].
Vuol dire che la paura non è "irrazionale"? Non lo diciamo. Dice che la percezione si è mossa molto meno dei reati misurati. La sicurezza percepita ha dimensioni che i numeri sui reati non catturano: degrado, solitudine, luoghi mal illuminati.
Un confronto internazionale (vecchio). Nel 2017 Ipsos ha chiesto a 29.133 persone in 38 Paesi se il tasso di omicidi fosse più basso che nel 2000. Solo il 7% ha risposto di sì nel complesso. In Italia l'8%, mentre secondo Ipsos il calo era del 39% [6]. È un dato di nove anni fa, in un contesto diverso: lo citiamo per il metodo, non come fotografia attuale.
Perché la percezione è diversa
- Disponibilità. Un evento raro ma vivido è più facile da richiamare di un andamento statistico [7].
- Dato locale contro dato nazionale. Il rischio percepito riguarda "la mia zona", non l'Italia. Il rapporto BES mostra differenze per area: la percezione del rischio è più alta nel Centro (31,0%) [4], mentre i tassi di omicidio più alti sono nel Sud e nelle Isole [4].
- Diversi tipi di paura. Temere il furto in casa, una truffa o una rapina è diverso dal temere di essere uccisi. Quando si dice "si sta peggio", spesso si pensa a reati diversi dagli omicidi.
- La memoria è lunga, i numeri sono corti. Chi ricorda il 1991 forse ricorda un'Italia più pericolosa, non più sicura.
Cosa non sappiamo
- Quanto la copertura mediatica spieghi la percezione in Italia: l'abbiamo descritta come meccanismo, non misurata.
- Se la paura riguardi gli omicidi o altri reati: le indagini che abbiamo citato non lo distinguono.
- Cosa succederà nel 2025 e 2026: i dati ISTAT sugli omicidi del 2025 non sono ancora pubblicati alla data di questo articolo; quelli del Viminale per il 2026 sono provvisori e riguardano un solo semestre.
- Se i dati 1991 e 2024 siano confrontabili al millimetro: provengono da pubblicazioni ISTAT diverse.
In sintesi
- Gli omicidi volontari consumati sono passati da 1.916 nel 1991 a 327 nel 2024 [1][2]. Il tasso 2023 era 0,57 contro una media UE di 0,91 [1].
- Anche furti in abitazione, borseggi e rapine sono diminuiti dal 2014 al 2025 [4].
- Nel 2025 il 27,0% delle famiglie percepisce un rischio di criminalità nella propria zona: era il 30,0% nel 2014 [4].
- La paura non è per forza sbagliata. Ma segue i fatti, e le storie, solo in parte.
Domanda utile, la prossima volta che senti l'allarme: di che reato stiamo parlando, e dove lo vedo accadere, nei numeri o nel mio feed?
Fonti
- ISTAT (dati delle Forze di Polizia, banca dati della Direzione centrale della polizia criminale, Ministero dell'Interno) — Vittime di omicidio - Anno 2024 (report e comunicato stampa)(2025-11-25)consultato il 2026-11-07
- ISTAT (elaborazioni su dati del Ministero dell'Interno; serie 1983-2017) — Le vittime di omicidio - Anno 2017(2018-11-15)consultato il 2026-11-07
- ISTAT — Le trasformazioni dell'Italia - Dei delitti e delle pene: criminalità, giustizia, detenzione(2026-06-09)consultato il 2026-11-07
- ISTAT — Rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia - Edizione 2026, capitolo 7 Sicurezza(2026-10-01)consultato il 2026-11-07
- Ministero dell'Interno (copia del dossier ospitata da Affaritaliani) — Dossier Viminale 2026 (Ferragosto): dati 1 gennaio - 30 giugno 2026, provvisori, a confronto con lo stesso periodo del 2025(2026-08-15)consultato il 2026-11-07
- Ipsos, interviste 28 settembre - 19 ottobre 2017, 29.133 interviste in 38 Paesi — Perceptions Are Not Reality: Things are NOT as Bad as they Seem (Perils of Perception 2017)(2017-12-07)consultato il 2026-11-07
- Cognitive Psychology, 5(2), 207-232 - Tversky, Kahneman (DOI 10.1016/0010-0285(73)90033-9) — Availability: A heuristic for judging frequency and probability(1973-09-01)consultato il 2026-11-07
Trasparenza
Verifica dei fatti: Verificato con riserve · revisione umana di Proprietario del progetto (approvazione del 2026-11-07)
Abbiamo usato strumenti di intelligenza artificiale per la ricerca e la prima stesura. Ogni dato è stato confrontato con la fonte indicata. Come lavoriamo.
Cronologia
- — Approvato dal proprietario per la pubblicazione
- — Prima bozza
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